Il Giorno della Rivelazione - Come il blackout di AWS ha svelato che il calcolo quantistico europeo dipende dalla Virginia

 

Di Luigi Ricci – 27 Ottobre 2025



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Dalla Olivetti di Ivrea ai data center della Virginia: storia di un’Europa che ha smesso di costruire il futuro

20 ottobre 2025, Virginia Settentrionale.

Un blackout. Poche ore di buio digitale. E improvvisamente il mondo ha capito dove risiede davvero il suo cuore tecnologico. Non in una nuvola eterea e distribuita, come ci hanno raccontato. Ma in un preciso edificio, in un preciso stato americano, sotto precise leggi statunitensi.

Quel giorno, mentre server governativi, banche, sistemi sanitari e piattaforme di ricerca vacillavano, è emersa una verità scomoda: il calcolo quantistico non è il futuro. È già qui. E quando il cloud cade, cade anche lui.

La Rivelazione: Virginia tiene in piedi il mondo quantistico

US-East-1 non è “una regione cloud tra tante”. È il cervello pulsante del quantum computing mondiale.

Lì risiedono le istanze di Amazon Braket, la piattaforma che permette alle aziende di tutto il pianeta di accedere ai computer quantistici più avanzati: IonQ, Rigetti, Oxford Quantum Circuits. Non parliamo di prototipi da laboratorio, di “esperimenti futuri”, di quella fantascienza che ci raccontano nei convegni. Parliamo di hardware usato oggi, in questo momento, per scopi industriali concreti. La casa farmaceutica Merck lo usa per simulare molecole e progettare nuovi farmaci. Goldman Sachs per ottimizzare portafogli finanziari complessi. Ricercatori in tutto il mondo per la modellazione di materiali avanzati e per lo sviluppo della crittografia post-quantistica.

Quando quel data center in Virginia ha smesso di funzionare il 20 ottobre, non si sono fermate “sperimentazioni futuribili” di cui discutere in qualche paper accademico. Si sono bloccate pipeline di ricerca industriale attiva, processi produttivi reali, lavoro concreto che genera valore economico immediato. Il quantum computing non è più fantascienza da convegno. È realtà operativa. Solo che quella realtà ha un indirizzo preciso: Virginia, USA.

Brian Lenahan, esperto globale di quantum computing e fondatore del Quantum Strategy Institute, lo ha scritto chiaramente nel suo articolo su Substack sul down AWS del 20 ottobre: “Il Quantum non è il futuro. È già qui. E quando il cloud cade, cade anche lui.”

Dalla macchina da scrivere elettronica al vassallaggio digitale

C’è stato un tempo in cui l’Europa costruiva il futuro.

Anni ‘60: Ivrea, Italia

Mentre il mondo ancora usava macchine a schede perforate, Olivetti progettava computer all’avanguardia. Il Programma 101, presentata nel 1965, era il primo personal computer da tavolo della storia. Gli americani lo acquistarono per il programma Apollo. Gli ingegneri di Ivrea parlavano da pari a pari con quelli di Palo Alto. Oggi quegli stabilimenti versano in stato di abbandono, simbolo del declino del nostro passato high tech.

Adriano Olivetti aveva capito tutto: la tecnologia non è solo macchine, è cultura, è visione sociale, è sovranità industriale.

Anni ‘90-2000: Nokia e Ericsson, i giganti del Nord

La Nokia finlandese e la Ericsson svedese non erano solo “produttori di telefoni”. Erano definitori di standard globali. GSM, 3G, infrastrutture di rete: il mondo si connetteva con protocolli europei, brevetti europei, know-how europeo. Quando squillava un cellulare a Tokyo o a New York, dietro c’era ingegneria scandinava.

E poi è arrivato il crollo. Nokia ha perso completamente il mercato consumer, venduta a Microsoft nel 2013 in quello che resta un disastro storico. Ericsson è stata ridimensionata, fagocitata dalla concorrenza cinese e americana. Nel 5G, l’ultimo bastione, oggi resiste solo Nokia. Il mercato è dominato da Huawei, con gli americani che spingono per escluderla ma senza alternative europee credibili.

Oggi: Spettatori del Quantum

E oggi? Oggi Merck usa Amazon Braket per progettare molecole. Oggi Goldman Sachs testa algoritmi quantistici per il risk management. Oggi la Cina investe miliardi in supremazia quantistica. E l’Europa? Conference room, white paper, roadmap decennali.

Parliamo di “potenzialità del quantum in medicina” come se fosse un’astrazione filosofica, mentre in Virginia quelle potenzialità vengono deployate in produzione. La differenza non è solo tecnologica. È culturale. È strategica. È esistenziale.

Su Hdblog leggo: “Google ha sviluppato un algoritmo in grado di calcolare la struttura di una molecola a una velocità tredicimila volte superiore ai computer convenzionali, aprendo la strada a scoperte in medicina e scienza dei materiali. Google stesso riconosce che l’impiego “reale” su larga scala è ancora lontano anni. Almeno cinque, secondo Hartmut Neven, vicepresidente del reparto ingegneria. Cinque anni”. Praticamente dopodomani.

Il Quantum è il nuovo petrolio (e noi non abbiamo pozzi)

Controllare il calcolo quantistico significa controllare la ricerca farmaceutica, perché chi può simulare molecole complesse progetta i farmaci del futuro. Significa controllare la crittografia globale perché, quando arriverà il quantum sicuro, chi non l’avrà sarà un libro aperto. Significa controllare l’intelligenza artificiale, dato che i modelli più avanzati richiederanno accelerazione quantistica. Significa dominare la finanza, dove l’ottimizzazione di portafogli complessi darà vantaggi competitivi enormi. E significa controllare la sicurezza nazionale, dai cifrari diplomatici ai sistemi d’arma.

Chi controlla il quantum controlla il ventunesimo secolo.

Il 20 Ottobre: Un avvertimento che non possiamo ignorare

Il blackout AWS del 20 ottobre ci ha mostrato tre verità brutali.

La prima è che la concentrazione di potere è reale. Il 33% del cloud mondiale è AWS, e gran parte di quell’AWS passa per US-East-1. Un singolo punto di fallimento. Un singolo punto di controllo. Quando quella regione cade, cade mezzo mondo digitale, compresa la ricerca quantistica europea che usa Braket. Come ha notato Patrick Burgess del BCS, la natura ibrida del quantum computing - che combina dispositivi quantistici NISQ con l’HPC classico - lo espone a interruzioni tipiche come questa.

La seconda verità è che la sovranità digitale è un’illusione. Possiamo parlare quanto vogliamo di “cloud sovrano europeo”, ma se i nostri ricercatori usano AWS, Google Cloud, Azure per accedere a hardware quantistico, la sovranità non esiste. I dati passano per data center americani, soggetti a leggi americane, controllabili da agenzie americane. Nishanth Sastry dell’University of Surrey ha evidenziato l’eccessiva dipendenza da AWS come “singolo punto di errore” per tecnologie emergenti come il quantum computing.

La terza verità è che il tempo sta scadendo. Il quantum computing sta uscendo dai laboratori e sta entrando nelle sale operative delle aziende. Ora. Non tra cinque anni. Ogni mese che passa senza infrastruttura quantistica europea è un mese in cui i brevetti, i protocolli, gli standard vengono definiti altrove. E quando tutto sarà definito, noi europei saremo solo utenti paganti di tecnologia straniera.

Il Paradosso della sicurezza quantistica

Ma c’è un’ironia ancora più amara in tutto questo. Il blackout ha rivelato una vulnerabilità che rasenta il paradosso: anche la crittografia post-quantum, quella progettata specificamente per sopravvivere all’era quantistica, quella che dovrebbe proteggerci quando i computer quantistici renderanno obsolete le cifrature attuali, viene testata e sviluppata su macchine Amazon Braket. La tecnologia pensata per renderci sicuri dipende da un’infrastruttura centralizzata che può crollare in poche ore.

Quando Virginia va offline, va offline anche lo sviluppo della nostra futura sicurezza. È come costruire una cassaforte indistruttibile ma tenere i progetti dentro una scatola di cartone.

Questo episodio ha dato forza a un’idea che fino a ieri sembrava eccessivamente prudente: servono reti decentralizzate per la custodia delle chiavi post-quantum, serve una resilienza operativa off-cloud capace di sopravvivere anche a un total cloud failure. Non possiamo costruire la sicurezza del futuro su un’infrastruttura che ha dimostrato di poter collassare. Eppure, è esattamente quello che stiamo facendo.

Il confronto brutale: dove siamo finiti

Vale la pena fermarsi un momento e guardare i numeri. Negli anni Sessanta e Settanta, l’Olivetti aveva il Programma 101, il primo personal computer al mondo. Oggi non abbiamo un solo produttore europeo di computer. Negli anni Novanta, Nokia ed Ericsson controllavano il 70% del mercato mondiale della telefonia mobile. Oggi Nokia è in difficoltà e Ericsson è marginale. Nel software avevamo Bull, Siemens, Nixdorf. Oggi resiste solo SAP, software enterprise legacy ottimo per gestire aziende del Novecento ma irrilevante nelle nuove frontiere. Nei semiconduttori avevamo Philips, SGS-Thomson, Siemens.

Oggi STM tra i maggiori produttori europei di semiconduttori non gioca un ruolo decisivo nelle tecnologie più avanzate del settore, i principali player realizzano chip con i nodi più piccoli (oggi 3 nanometri e presto 2 nm), usati in prodotti di punta come gli iPhone, le GPU Nvidia o i processori dei data center AI; STM invece produce chip con tecnologie più “mature” — ad esempio a 40 nm, 90 nm o oltre, fino anche a centinaia di nanometri.

Nel cloud e nel quantum? Zero player europei, zero hardware. Siamo passati da costruttori a spettatori.

Abbiamo smesso di costruire infrastruttura

Negli anni Sessanta avevamo fabbriche di computer. Oggi l’Europa è quasi completamente sparita dall’hardware high-tech. I chip avanzati? Intel, TSMC, Samsung - tutti fuori dall’Europa. Gli smartphone? Apple, Samsung, Xiaomi, Oppo - zero europei. I computer? HP, Dell, Lenovo, Apple - zero europei. I server? Tutti americani o cinesi. Le GPU per l’intelligenza artificiale? Nvidia e AMD, entrambe americane. I processori quantum? IBM, Google, IonQ, Rigetti negli Stati Uniti, Origin Quantum in Cina. Zero in Europa.

C’è un’eccezione che merita di essere raccontata: ASML, l’olandese che ha conquistato il monopolio mondiale della litografia EUV (Extreme Ultraviolet), la tecnologia essenziale e praticamente insostituibile per produrre i chip più avanzati al mondo. Senza le macchine ASML, né TSMC Samsung Intel potrebbero produrre i processori a 3 nanometri che alimentano smartphone e data center. È un successo straordinario, un gioiello tecnologico europeo.

ASML dimostra che l’Europa può eccellere nell’high-tech. Ma resta un’isola solitaria in un oceano di dipendenza. E dimostra anche quanto sia fragile la nostra posizione: abbiamo messo tutte le uova in un solo paniere olandese, mentre USA e Cina costruiscono ecosistemi completi.

Il panorama del software è ancora più desolante. Resiste solo SAP, il colosso tedesco dell’enterprise. Ma SAP è legacy - ERP, CRM per aziende del Novecento. Le nuove frontiere? I sistemi operativi sono Windows, macOS, Linux, Android, iOS - zero controllo europeo. Il cloud è AWS, Azure, Google Cloud - tutti americani. I database sono Oracle, Microsoft, MongoDB - americani. I framework per AI e machine learning sono TensorFlow e PyTorch - tutti americani. Gli strumenti di sviluppo sono GitHub, GitLab, VSCode - americani. Il software quantum è Qiskit di IBM, Cirq di Google, PennyLane - tutti americani.

SAP è l’ultimo dinosauro europeo in un mondo di mammiferi americani.

Abbiamo scambiato velocità con burocrazia

Il confronto è spietato. Negli Stati Uniti e in Cina, il percorso da un’idea a un prototipo fino alla produzione richiede dodici-diciotto mesi. C’è finanziamento rapido attraverso venture capital, DARPA, fondi statali cinesi. C’è una cultura del fallimento veloce e dell’iterazione continua.

In Europa? Dall’idea passano trentasei mesi solo per l’application dei grant dell’Unione Europea. Commissioni, valutazioni, peer review infiniti. E se il progetto fallisce? Scandalo, inchieste, nessuno più finanzia.

Il Quantum Flagship dell’UE, lanciato nel 2018: un miliardo di euro in dieci anni. Sembra tanto? IBM da sola ha investito oltre sei miliardi dal 2016. Google più di cinque. Il governo USA 1,2 miliardi federali più massicci investimenti DARPA. La Cina quindici miliardi. L’Europa investe cento milioni l’anno. USA e Cina investono miliardi l’anno.

E come li investiamo? Il Quantum Flagship finanzia principalmente ricerca accademica: paper, conferenze, consorzi, roadmap. Ma dove sono i processori quantistici europei in produzione? Dove sono le aziende europee che vendono accesso quantum? Non esistono. Abbiamo trasformato un miliardo di euro in pubblicazioni accademiche, mentre gli americani hanno trasformato miliardi in hardware vendibile.

Abbiamo perso la cultura del rischio

Negli anni Sessanta, Adriano Olivetti investiva il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo. Capiva che chi non inventa il futuro lo subisce. Oggi l’Europa è diventata risk-averse fino alla paralisi.

Le grandi aziende europee non investono in quantum perché “è troppo presto”, perché “il ROI non è chiaro”, perché “preferiamo comprare tecnologia già pronta”. Mentre aspettiamo che maturi, IBM, Google e Amazon la stanno maturando loro. E quando sarà pronta, noi la compreremo da loro.

Il pattern è sempre lo stesso: tecnologia emergente, Europa che dice “aspettiamo e vediamo”, USA e Cina che investono massicciamente, tecnologia che diventa mainstream, Europa che compra da loro, dipendenza strategica permanente. È successo con il cloud. È successo con gli smartphone. Sta succedendo con l’AI. Sta succedendo con il quantum.

Non abbiamo capito che la tecnologia è geopolitica

L’Europa tratta il tech come “un settore economico tra tanti”. Come fossero scarpe o automobili. Ma la tecnologia non è un settore. È il substrato di tutti i settori. È potere puro.

Chi controlla l’infrastruttura tecnologica controlla la comunicazione, dal telegrafo a internet alla crittografia quantum-safe. Controlla il sapere, dalle biblioteche ai motori di ricerca all’intelligenza artificiale. Controlla l’economia, dalle banche al fintech alla finanza quantistica. Controlla la sicurezza, dai cifrari alla cyber warfare al quantum cracking.

Gli Stati Uniti lo sanno. La Cina lo sa. Per questo investono in tech come investirebbero in portaerei e bombe atomiche. L’Europa no. L’Europa pensa ancora che basti “regolamentare bene il mercato” e tutto si aggiusterà.

Il risultato? Il GDPR è un’ottima legge, ma non ci ha dato nessun gigante tech europeo. L’AI Act stabilisce regole prudenti, ma OpenAI, Google, Anthropic sono tutti americani. Il Digital Markets Act colpisce Apple e Google, ma dove sono le alternative europee?

Abbiamo regole ma non potere. Abbiamo principi ma non sovranità.

Perché nessuno ne parla?

Prendiamo i principali quotidiani italiani, francesi, tedeschi. Quando parlano di tecnologia, parlano di cookie e privacy, di intelligenza artificiale in modo generico, di quanto “le Big Tech devono pagare più tasse”, di qualche scandalo su Meta o TikTok. Ma il quantum computing? Dove sta?

Tuttavia, stiamo parlando di una tecnologia che è già operativa, che cambierà la crittografia globale, che rivoluzionerà farmaci, materiali, finanza, AI, sicurezza nazionale. E l’Europa ne è totalmente esclusa come produttore. Questo non è “tech news”. È geopolitica esistenziale.

Ma i media mainstream preferiscono titoli facili. Perché il quantum è complesso. Richiede spiegare cosa sono i qubit, la sovrapposizione, l’entanglement. Richiede ammettere che l’Europa ha fallito. Richiede svegliare la popolazione su una dipendenza strategica che preferiremmo ignorare. Meglio parlare di cookie. È più semplice. Non disturba nessuno.

Perché queste notizie sono esistenziali

Non stiamo parlando di mode tecnologiche passeggere. Stiamo parlando di sovranità farmaceutica: chi controlla la simulazione molecolare quantistica controllerà i farmaci del futuro. Stiamo parlando di sovranità crittografica: quando il quantum romperà le cifrature attuali, chi non ha quantum sicuro sarà un libro aperto, diplomaticamente, militarmente, economicamente. Stiamo parlando di sovranità dell’AI: i modelli più avanzati richiederanno accelerazione quantistica, e chi non l’ha avrà AI di seconda classe. Stiamo parlando di sovranità finanziaria: ottimizzazione di portafogli, risk management, trading ad alta frequenza con quantum advantage. Stiamo parlando di sovranità scientifica: dalla fisica dei materiali alla chimica, dalla biologia alla climatologia, il quantum cambierà tutto. Stiamo parlando di sovranità militare: crittoanalisi, sistemi d’arma autonomi, ottimizzazione logistica militare e simulazione strategica avranno vantaggi esponenziali con il quantum.

Questi temi determineranno chi avrà i migliori farmaci, chi avrà le comunicazioni più sicure, chi dominerà l’economia globale, chi controllerà la conoscenza scientifica, chi avrà potere geopolitico nel ventunesimo secolo. E il mainstream europeo parla di regolamentazione dei cookie.

Cosa possiamo ancora salvare

Da Ivrea a Virginia, da protagonisti a vassalli. Abbiamo perso la capacità di produrre hardware critico, la velocità di trasformare ricerca in prodotti, l’audacia imprenditoriale, la consapevolezza che la tecnologia è potere geopolitico.

Ma possiamo ancora salvare qualcosa. Abbiamo ancora ottimi fisici, matematici, ingegneri. E se l’Europa agisse come un unico blocco, avremmo la massa critica necessaria.

Servono scelte radicali. Infrastruttura fisica in Europa: data center, hardware quantistico, fonderie di chip controllati da noi. Piano industriale aggressivo: non “flagship” da studiare, ma programmi da eseguire in due-tre anni. Cultura del fare: meno convegni e più laboratori, meno paper e più prototipi, meno commissioni e più startup. E consapevolezza politica: capire che il quantum non è “un tema tech” ma una questione di sicurezza nazionale.

Il 20 ottobre 2025 è stato il giorno della rivelazione: il futuro quantistico ha un indirizzo fisico. E quell’indirizzo non è in Europa.

Le dinamiche qui esaminate sono oggetto di ulteriore analisi nel mio saggio di prossima pubblicazione.

 

English version

The Day of Revelation - How the AWS Outage Revealed That European Quantum Computing Depends on Virginia

By Luigi Ricci – October 27, 2025

From Olivetti in Ivrea to Virginia's data centers: the story of a Europe that stopped building the future

October 20, 2025, Northern Virginia.

A blackout. A few hours of digital darkness. And suddenly the world understood where its technological heart truly lies. Not in an ethereal, distributed cloud, as we've been told. But in a specific building, in a specific US state, under specific US laws.

That day, as government servers, banks, healthcare systems, and research platforms faltered, an uncomfortable truth emerged: quantum computing is not the future. It's already here. And when the cloud falls, so does it.

The Revelation: Virginia Keeps the Quantum World Afloat

US-East-1 is not "just one cloud region among many." It is the beating heart of global quantum computing.

There reside the instances of Amazon Braket, the platform that allows companies around the world to access the most advanced quantum computers: IonQ, Rigetti, Oxford Quantum Circuits. We're not talking about laboratory prototypes, "future experiments," the science fiction they tell us about at conferences. We're talking about hardware used today, right now, for concrete industrial purposes. The pharmaceutical company Merck uses it to simulate molecules and design new drugs. Goldman Sachs uses it to optimize complex financial portfolios. Researchers around the world are using it to model advanced materials and develop post-quantum cryptography.

When that data center in Virginia stopped operating on October 20th, it didn't stop "future experiments" that could be discussed in some academic paper. Active industrial research pipelines, real production processes, and concrete work that generates immediate economic value were halted. Quantum computing is no longer conference science fiction. It's operational reality. Except that reality has a specific address: Virginia, USA.

Brian Lenahan, a global quantum computing expert and founder of the Quantum Strategy Institute, put it clearly in his Substack article on the AWS downtime on October 20: “Quantum is not the future. It’s already here. And when the cloud falls, so does it.”

From the Electronic Typewriter to Digital Vassalage

There was a time when Europe was building the future.

1960s: Ivrea, Italy

While the world was still using punched card machines, Olivetti was designing cutting-edge computers. The Programma 101, introduced in 1965, was the first desktop personal computer in history. The Americans purchased it for the Apollo program. The engineers in Ivrea spoke on equal terms with those in Palo Alto. Today, those factories lie abandoned, a symbol of the decline of our high-tech past.

Adriano Olivetti understood everything: technology isn’t just machines, it’s culture, it’s social vision, it’s industrial sovereignty.

1990s-2000s: Nokia and Ericsson, the Giants of the North

Finnish Nokia and Swedish Ericsson weren't just "phone makers." They were global standard setters. GSM, 3G, network infrastructure: the world was connected with European protocols, European patents, European know-how. When a cell phone rang in Tokyo or New York, Scandinavian engineering was behind it.

And then came the crash. Nokia completely lost the consumer market, sold to Microsoft in 2013 in what remains a historic disaster. Ericsson was downsized, swallowed up by Chinese and American competition. In 5G, the last bastion, only Nokia remains. The market is dominated by Huawei, with the Americans pushing to exclude it but without any credible European alternatives.

Today: Spectators of Quantum

And today? Today Merck uses Amazon Braket to design molecules. Today Goldman Sachs tests quantum algorithms for risk management. Today China invests billions in quantum supremacy. And Europe? Conference room, white paper, ten-year roadmap.

We talk about the "potential of quantum computing in medicine" as if it were a philosophical abstraction, while in Virginia that potential is being deployed in production. The difference isn't just technological. It's cultural. It's strategic. It's existential.

On Hdblog I read: "Google has developed an algorithm capable of calculating the structure of a molecule thirteen thousand times faster than conventional computers, paving the way for discoveries in medicine and materials science. Google itself acknowledges that "real" large-scale deployment is still years away. At least five, according to Hartmut Neven, vice president of engineering. Five years." Practically the day after tomorrow.

Quantum is the new oil (and we don't have any wells)

Controlling quantum computing means controlling pharmaceutical research, because those who can simulate complex molecules design the drugs.

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