Il veto invisibile: come l'Europa controlla la supremazia digitale americana

 

“La Cina lo sa, gli Stati Uniti fanno finta di non saperlo”.

Di Luigi Ricci – 10 dicembre 2025

La macchina che nessuno può replicare

"Mentre leggi queste righe, i data center delle principali piattaforme AI, ChatGPT, Gemini, Claude, addestrano modelli linguistici. Google processa miliardi di query. I sistemi di difesa americani elaborano intelligence in tempo reale. Ogni singola GPU NVIDIA , ogni Tensor Processing Unit di Google, ogni acceleratore AI che rende possibile questa rivoluzione dipende da una macchina che viene realizzata in un solo luogo al mondo." Non a San Jose. Non a Taipei. Non a Seoul.

A Veldhoven, Paesi Bassi. In una fabbrica della ASML che produce sistemi di litografia a ultravioletti estremi (EUV) che costano 380 milioni di dollari l'uno, pesano 180 tonnellate, richiedono tre Boeing 747 per il trasporto e rappresentano il vero, insostituibile collo di bottiglia della potenza digitale globale.

Quando il National Security Strategy degli Stati Uniti definisce l'Europa "una minaccia", "un alleato inaffidabile", "un partner che rallenta l'azione americana", compie un errore di valutazione geopolitica di portata storica. Perché la verità industriale è questa: gli Stati Uniti non stanno semplicemente combattendo la Cina con l'aiuto dell'Europa. Stanno combattendo la Cina stando letteralmente in piedi su fondamenta europee che non possono replicare.

La catena invisibile della supremazia

Partiamo dai fatti materiali, quelli che nessun briefing strategico può ignorare.

Ogni chip avanzato prodotto oggi sotto i 3 nanometri, che significa: ogni GPU NVIDIA della serie, ogni TPU di Google, ogni processore Apple M-series, ogni sistema di calcolo per la difesa americana, ogni componente critico per guerra elettronica e comando avanzato, richiede la litografia EUV.

Senza EUV, non esistono questi chip. Non è questione di qualità o efficienza. È questione di possibilità fisica. La dimensione dei transistor è tale che la luce ultravioletta convenzionale (DUV) non può più "disegnarli" sul silicio. Serve luce con una lunghezza d’onda di 13,5 nanometri. Serve un plasma di stagno. Servono ottiche riflettenti con una tolleranza di mezzo nanometro: l’equivalente di cinque atomi.

Questa capacità industriale è un monopolio geopolitico europeo:

  • ASML (Paesi Bassi): unico produttore al mondo di sistemi EUV e High-NA. Nessun concorrente esiste o è previsto prima del 2030.
  • Carl Zeiss SMT (Germania): fornitore esclusivo delle ottiche. Specchi rivestiti di molibdeno e silicio con oltre 100 strati atomici, levigati con precisione subnanometrica.
  • Trumpf (Germania): produttore dei laser CO₂ ad altissima potenza che generano il plasma EUV bombardando goccioline di stagno in caduta libera 50.000 volte al secondo.

Questi non sono semplicemente "fornitori". Sono i detentori di conoscenze manifatturiere che richiedono decenni per essere sviluppate e che non possono essere trasferite con investimenti, sussidi o politiche industriali. La tecnologia EUV rappresenta 30 anni di ricerca collaborativa tra Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti (inizialmente attraverso i laboratori Sandia e Lawrence Livermore), ma la capacità produttiva finale è concentrata interamente in Europa.

Il risultato strategico è questo: Washington può finanziare fabbriche, ma non può fabbricare le macchine che rendono quelle fabbriche operative sui nodi avanzati.

Il CHIPS Act: cattedrali senza maestri vetrai

Il CHIPS and Science Act è il più grande programma di politica industriale americana dai tempi del Progetto Manhattan. Mobilita 280 miliardi di dollari in sussidi, prestiti e incentivi fiscali per "riportare" la produzione di semiconduttori sul suolo americano e ridurre la dipendenza da Taiwan.

È una strategia razionale sulla carta. Il problema è che affronta solo metà del problema: il capitale. Non affronta l'altra metà: la conoscenza fisica profonda.

Intel sta costruendo mega-fabbriche in Arizona e Ohio. TSMC sta replicando processi produttivi avanzati in Arizona. Samsung investe miliardi in Texas. Ma ogni singola di queste strutture dipende dalle forniture continue di sistemi EUV e DUV avanzati provenienti da ASML.

Senza quelle macchine, le fabbriche sono capannoni vuoti. Con quelle macchine, ma senza gli aggiornamenti, la manutenzione, i pezzi di ricambio, il supporto ingegneristico continuo che solo ASML può fornire, quelle fabbriche diventano obsolete in mesi.

Il CHIPS Act sta costruendo cattedrali senza avere i maestri vetrai. Sta investendo centinaia di miliardi per creare capacità manifatturiera che resta, strutturalmente e irrevocabilmente, dipendente da una supply chain che ha il suo centro di gravità fisico in Europa.

Non è una dipendenza commerciale. È una dipendenza infrastrutturale.

 

Il contenimento della Cina: un'arma che Washington non possiede

Dal 2022, gli Stati Uniti hanno implementato il regime di export control più aggressivo della storia moderna contro la Cina. L'obiettivo dichiarato: impedire a Pechino di accedere a semiconduttori avanzati e alle tecnologie necessarie per produrli, rallentando lo sviluppo cinese nell'intelligenza artificiale, nel calcolo ad alte prestazioni e nei sistemi militari avanzati.

La narrativa ufficiale presenta questa strategia come un'azione unilaterale americana. La realtà industriale è diversa.

Il blocco è operativo per un solo, decisivo motivo: l'Olanda ha accettato di trasformare ASML in un'estensione del perimetro di sicurezza tecnologica americano.

Nel gennaio 2024, il governo olandese ha vietato ad ASML di vendere non solo le macchine EUV (già bloccate dal 2019), ma anche i sistemi DUV più avanzati alla Cina. Questa decisione ha di fatto impedito a Pechino di scalare la produzione di chip sotto i 14 nanometri su volumi industriali.

Senza questa cooperazione olandese, il "technology choke point" americano non esisterebbe. La Cina disporrebbe già di capacità produttive sub-7nm, alimentate da macchine ASML. Gli acceleratori AI cinesi sarebbero competitivi con quelli di NVIDIA. Il vantaggio tecnologico occidentale nell'AI sarebbe già eroso.

La verità geopolitica è scomoda ma incontestabile: Washington non sta contenendo la Cina da sola. Lo sta facendo grazie a una leva tecnologica che non possiede, ma che può solo sperare di influenzare attraverso pressioni diplomatiche su un alleato sovrano.

E l’Europa, sul piano tecnico, potrebbe cambiare linea. O essere indotta a farlo alla luce del nuovo atteggiamento americano emerso dal DSS.

NVIDIA e Google: giganti su fondamenta altrui

La supremazia americana nell'intelligenza artificiale si incarna in nomi precisi: NVIDIA, Google, Microsoft, Meta. Queste aziende rappresentano la punta di diamante dell'innovazione digitale globale.

Ma c'è un dettaglio che i briefing strategici tendono a omettere: nessuna di queste aziende produce fisicamente i propri chip.

Operano con modello "fabless". Progettano l'architettura, scrivono il software, definiscono le specifiche. Poi affidano la produzione materiale a “fonderie” asiatiche: principalmente TSMC (Taiwan) e Samsung (Corea del Sud).

Le GPU di NVIDIA, quelle che alimentano i cluster di training per GPT, Claude, Gemini e ogni altro sistema di frontiera nell'AI, sono fabbricate esclusivamente da TSMC nei suoi impianti a Taiwan, utilizzando il nodo a 4nm che richiede litografia EUV.

Le Tensor Processing Unit (TPU) custom di Google, ottimizzate per i carichi di lavoro di machine learning, sono prodotte anch'esse da TSMC e Samsung con processi che dipendono da EUV.

Questo significa che la catena di dipendenza è doppia:

  1. Dipendenza dalle fonderie di chip asiatiche: NVIDIA e Google non possiedono le fabbriche. Dipendono da TSMC e Samsung.
  2. Dipendenza dagli strumenti europei: TSMC e Samsung non possiedono la tecnologia EUV. Dipendono da ASML.

La struttura reale della potenza digitale americana è quindi questa:

Veldhoven (ASML) → Taipei/Hsinchu (TSMC) → Santa Clara (NVIDIA) / Mountain View (Google)

Se il primo anello si interrompe, l'intera catena collassa.

Un'interruzione delle forniture ASML verso TSMC, per crisi geopolitica, per decisione sovrana europea, per pressioni cinesi su Amsterdam, per qualsiasi motivo, significherebbe:

  • Blocco immediato delle roadmap sotto i 3nm per TSMC
  • Impossibilità di produrre le prossime generazioni di GPU NVIDIA (Blackwell, Rubin)
  • Fine della scalabilità dei sistemi di training AI
  • Collasso del vantaggio competitivo americano nell'intelligenza artificiale
  • Paralisi dei programmi di difesa che dipendono da chip avanzati

Il paradosso strategico è questo: i campioni nazionali americani dell'AI non controllano la propria catena produttiva. Né il primo anello (manifattura asiatica) né, soprattutto, l'anello zero (strumentazione europea).

 

Le quattro vulnerabilità sistemiche

Questa architettura genera vulnerabilità che i documenti strategici americani sembrano sottovalutare o ignorare deliberatamente.

1. Vulnerabilità Industriale: Il CHIPS Act senza fondamenta

Gli investimenti del CHIPS Act mirano a costruire capacità produttiva domestica. Ma quella capacità resta dipendente da:

  • Forniture continue di sistemi EUV da ASML (lead time: 18-24 mesi per macchina)
  • Aggiornamenti software e hardware per i nodi successivi (3nm, 2nm, 1.4nm)
  • Supporto ingegneristico on-site per ottimizzazione dei processi
  • Componenti critici e materiali di consumo (fotoresist, ottiche, laser)

Un'interruzione, anche parziale e temporanea, di queste forniture significherebbe:

  • Blocco delle roadmap di Intel verso i nodi Angstrom (18A, 14A)
  • Impossibilità per TSMC Arizona di replicare i processi avanzati di Taiwan
  • Perdita secca degli investimenti in R&D per processi che non possono essere implementati

Il CHIPS Act è una strategia finanziaria valida solo se l'infrastruttura europea resta allineata, affidabile e disponibile. È una sovranità industriale condizionata, non assoluta.

2. Vulnerabilità della Catena Fabless

Le aziende americane leader nell'AI non producono i propri chip. Questa scelta ha senso economico (capital-light business model), ma crea fragilità strategica.

NVIDIA genera 61 miliardi di dollari di ricavi all'anno vendendo GPU che non fabbrica. La sua capitalizzazione di mercato supera i 3.000 miliardi di dollari. Ma tutta questa valutazione poggia sulla capacità di TSMC di continuare a produrre chip avanzati, che a sua volta poggia sulla volontà di ASML di continuare a vendere e supportare sistemi EUV.

NVIDIA è, letteralmente, un'azienda da 3 trilioni di dollari costruita su una dipendenza industriale a due livelli che non controlla.

3. Vulnerabilità Militare: La difesa dipende da Amsterdam e Berlino

Il Pentagono sta investendo massicciamente in sistemi di guerra basati su AI: sciami di droni autonomi, guerra elettronica cognitiva, comando e controllo aumentato da machine learning, cyber warfare avanzato.

Tutti questi sistemi richiedono chip avanzati. Chip che, inevitabilmente, passano attraverso la filiera EUV europea.

Ma la dipendenza militare europea va oltre i semiconduttori. Le stesse ottiche Carl Zeiss e i laser Trumpf che rendono possibile la litografia EUV sono integrati nei sistemi d'arma americani più avanzati:

  • I pod di targeting Sniper ATP montati su F-15 e F-16 utilizzano ottiche tedesche per acquisire bersagli a decine di chilometri
  • I satelliti spia NRO che sorvegliano Russia e Cina dipendono da telescopi con componenti ottici europei
  • I sistemi laser antimissile della US Navy incorporano tecnologia laser derivata da competenze tedesche
  • I droni Reaper che operano in Medio Oriente montano sistemi elettro-ottici con componenti europee

Gli Stati Uniti potrebbero, tecnicamente, sviluppare alternative domestiche a queste tecnologie. Esistono aziende americane nel settore ottico e laser (Corning, II-VI, Coherent). Il know-how fisico non è extraterrestre, ma occorrerebbero tra i 10-15 anni di R&D intensivi per colmare questo gap e costruire una filiera manifatturiera che negli States non esiste.

Un'interruzione delle forniture tedesche di ottiche e laser, per crisi diplomatica, per pressioni cinesi su Berlino, per riorientamento strategico europeo, significherebbe:

  • Degradazione immediata delle capacità ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance)
  • Blocco dei programmi di armi a energia diretta
  • Impossibilità di aggiornare i sistemi di targeting di precisione
  • Vulnerabilità nei satelliti di nuova generazione

La superiorità militare americana del prossimo decennio non dipende solo dal budget della difesa o dall'innovazione dei laboratori DARPA. Dipende dalla disponibilità continua di una tecnologia controllata dagli alleati europei.

ASML, Carl Zeiss e Trumpf non sono anomalie. Sono esempi di una realtà sistemica: l'arsenale tecnologico americano è costruito su fondamenta europee che Washington non controlla. Sono infatti decine, se non centinaia, le aziende europee che contribuiscono in maniera decisiva alla supremazia tecnologica e militare americana.

4. Vulnerabilità Politica: Il veto implicito

L'Unione Europea, pur non esercitando oggi una vera sovranità strategica su questi asset, possiede di fatto un potere di veto tecnologico implicito sull'evoluzione industriale e militare americana.

È un potere non dichiarato. Non c'è un bottone rosso a Bruxelles o Amsterdam che possa "spegnere" la supremazia digitale USA. Ma il potere c'è, incorporato nella struttura materiale della catena del valore.

Se l'Europa decidesse, per ragioni politiche, economiche o di sicurezza propria, di limitare, condizionare o riorientare l'export di tecnologia EUV, gli Stati Uniti non avrebbero strumenti immediati di risposta se non la coercizione diplomatica o, nel caso estremo, opzioni cinetiche che nessuno vuole contemplare tra alleati.


Il paradosso è che Washington tratta l'Europa come partner junior, mentre dal punto di vista industriale l'Europa detiene una leva di interdizione su asset critici americani.

E se vogliamo essere ancora più scrupolosi sui benefici di avere l'Europa come alleata, la sicurezza personale del Presidente Trump, i metal detector attraverso cui passa ogni giorno, i sistemi che proteggono la Casa Bianca, gli scanner portatili del Secret Service, sono fabbricati da un'azienda italiana. Quando il Presidente attraversa un checkpoint di sicurezza, quando il Secret Service controlla una sala prima di un comizio, quando i suoi agenti usano metal detector portatili per screening rapidi, stanno usando tecnologia avanzata italiana certificata dal Department of Homeland Security.

I sapienti tecnici italiani che calibrano quegli algoritmi di discriminazione, che garantiscono che una lametta nascosta venga rilevata mentre una fibbia di cintura no, sono parte invisibile ma essenziale della sicurezza presidenziale americana.

 

Europa: infrastruttura critica mascherata da alleato

L'errore più grave del National Security Strategy 2025 è stato quello di considerare l'Unione Europea come una variabile geopolitica, un insieme di paesi con interessi divergenti, lenti nelle decisioni, poco affidabili strategicamente. È completamente errata sul piano industriale e storicamente ingrata.

Quando gli Stati Uniti hanno invocato l'Articolo 5 della NATO dopo l'11 settembre 2001, gli stati europei hanno risposto. Hanno combattuto in Afghanistan per vent'anni. Sono stati in Iraq. Hanno versato sangue in guerre volute da Washington, non da Bruxelles. Più di 1.000 soldati europei sono caduti in Afghanistan. Per una guerra americana.

Ora, vent'anni dopo, il National Security Strategy non definisce quegli stessi alleati semplicemente "un peso". Li identifica come una minaccia.


La Cina lo sa. Washington finge di non saperlo.

Tornando al tema centrale di questa analisi, c'è un motivo per cui la Cina ha investito oltre 150 miliardi di dollari nell'ultimo decennio per sviluppare capacità litografiche domestiche. Non per ideologia autarchica. Per necessità strategica.

Pechino ha compreso, molto prima di Washington, che il vero collo di bottiglia della guerra tecnologica non è il design, non è il software, non è il capitale. È la capacità manifatturiera fisica incarnata nelle macchine EUV. La Cina sta cercando disperatamente di replicare quella capacità attraverso SMEE (Shanghai Micro Electronics Equipment) e altri campioni nazionali. Finora senza successo: gli ultimi sistemi DUV cinesi raggiungono risoluzioni di 28nm, lontanissimi dai 3nm richiesti per competere nell'AI.

Conclusione:

Coloro che hanno stilato il National Security Strategy non si sono posti questa domanda: cosa potrebbe succedere il giorno in cui l'Europa decidesse che i suoi interessi strategici non coincidono più perfettamente con quelli americani? Benvenuti nell'era del veto invisibile.

 

English version

Containing China: a weapon washington does not own

Since 2022, the United States has implemented the most aggressive export-control regime in modern history against China. The declared aim: to prevent Beijing from accessing advanced semiconductors and the technologies needed to produce them, slowing Chinese development in artificial intelligence, high-performance computing, and advanced military systems.

The official narrative presents this strategy as a unilateral American action. The industrial reality is different.

The blockade works for one decisive reason only: the Netherlands agreed to turn ASML into an extension of the American technological security perimeter.

In January 2024, the Dutch government banned ASML from selling not only EUV machines (already blocked since 2019), but also its most advanced DUV systems to China. This effectively prevented Beijing from scaling chip production below 14 nanometers at industrial volumes.

Without this Dutch cooperation, the American “technology choke point” would not exist. China would already possess sub-3nm production capacity powered by ASML machines. Chinese AI accelerators would be competitive with NVIDIA’s. The Western technological advantage in AI would already be eroding.

The geopolitical truth is uncomfortable but undeniable: Washington is not containing China alone. It is doing so thanks to a technological lever it does not own, but can only try to influence through diplomatic pressure on a sovereign ally.

And Europe, on a technical level, could change course. Or be induced to do so in light of the new American posture emerging from the DSS.

 

NVIDIA and Google: giants on other people's foundations

American supremacy in artificial intelligence is embodied in precise names: NVIDIA, Google, Microsoft, Meta. These companies represent the cutting edge of global digital innovation.

But there is one detail strategic briefings tend to omit: none of these companies physically manufactures its own chips.

They operate under the “fabless” model. They design the architecture, write the software, define the specifications. Then they entrust physical production to Asian foundries: primarily TSMC (Taiwan) and Samsung (South Korea).

NVIDIA’s  GPUs—the engines powering the training clusters for GPT, Claude, Gemini, and every other frontier AI system—are manufactured exclusively by TSMC in its facilities in Taiwan using the 4nm node that requires EUV lithography.

Google’s custom Tensor Processing Units (TPUs), optimized for machine-learning workloads, are likewise produced by TSMC and Samsung with EUV-dependent processes.

This means the chain of dependency is double:

  1. Dependence on Asian chip foundries: NVIDIA and Google do not own fabs. They depend on TSMC and Samsung.
  2. Dependence on European tools: TSMC and Samsung do not own EUV technology. They depend on ASML.

The real structure of American digital power is therefore this:

Veldhoven (ASML) → Taipei/Hsinchu (TSMC) → Santa Clara (NVIDIA) / Mountain View (Google)

If the first link breaks, the entire chain collapses.

Any interruption in ASML supplies to TSMC—due to geopolitics, a sovereign European decision, Chinese pressure on Amsterdam, or any other cause—would mean:

  • Immediate freeze of sub-3nm roadmaps at TSMC
  • Inability to produce the next generations of NVIDIA GPUs (Blackwell, Rubin)
  • End of AI training scalability
  • Collapse of the American competitive advantage in artificial intelligence
  • Paralysis of defense programs dependent on advanced chips

The strategic paradox is this: America’s national AI champions do not control their own production chain. Neither the first link (Asian manufacturing), nor—above all—the zero-th link (European instrumentation).

 

The four systemic vulnerabilities

This architecture generates vulnerabilities that U.S. strategic documents appear to underestimate or deliberately ignore.

1. Industrial vulnerability: The CHIPS Act without foundations

CHIPS Act investments aim to build domestic manufacturing capacity. But that capacity remains dependent on:

  • Continuous supplies of EUV systems from ASML (lead time: 18–24 months per machine)
  • Software and hardware updates for subsequent nodes (3nm, 2nm, 1.4nm)
  • On-site engineering support for process optimization
  • Critical components and consumables (photoresists, optics, lasers)

Even a partial and temporary interruption would cause:

  • Freeze of Intel’s roadmaps toward Angstrom nodes (18A, 14A)
  • Inability for TSMC Arizona to replicate Taiwan’s advanced processes
  • Direct loss of R&D investments for processes that cannot be implemented

The CHIPS Act is a financially sound strategy only as long as the European infrastructure remains aligned, reliable, and accessible. It is a conditional, not absolute, industrial sovereignty.

 

2. Fabless chain vulnerability

Leading U.S. AI companies do not manufacture their own chips. This makes economic sense, but creates strategic fragility.

NVIDIA generates 61 billion dollars in annual revenue selling GPUs it does not produce. Its market capitalization exceeds 3 trillion dollars. Yet this entire valuation rests on TSMC’s ability to continue producing advanced chips—which in turn rests on ASML’s willingness to sell and support EUV systems.

NVIDIA is, quite literally, a three-trillion-dollar company built on a two-level industrial dependency it does not control.

 

3. Military vulnerability: defense depends on Amsterdam

The Pentagon is heavily investing in AI-based warfare systems: autonomous drone swarms, cognitive electronic warfare, machine-learning-enhanced command and control, advanced cyber warfare.

All these systems require advanced chips. Chips that inevitably pass through the European EUV supply chain.

America’s military superiority in the coming decade does not depend only on the defense budget or DARPA innovation. It depends on the continuous availability of a technology controlled by a European ally and sustained by a network of Asian partners.

 

4. Political vulnerability: the implicit veto

The European Union, even without exercising a true strategic sovereignty over these assets, in practice holds an implicit technological veto over American industrial and military evolution.

It is an undeclared power. There is no red button in Brussels or Amsterdam that can “turn off” U.S. digital supremacy. But the power exists—embedded in the material structure of the value chain.

If Europe were to decide, for political, economic, or its own security reasons, to limit, condition, or redirect EUV technology exports, the United States would have no immediate response other than diplomatic coercion—or, in the extreme case, kinetic options no one wishes to contemplate among allies.

The paradox is that Washington treats Europe as a junior partner, while from an industrial standpoint Europe holds an interdiction lever over critical American assets.

 

Europe: a critical infrastructure disguised as an ally

The most serious error of the National Security Strategy 2025 lies in treating the European Union as a mere geopolitical variable—an ensemble of countries with divergent interests, slow decision-making, and questionable reliability. This is industrially wrong and historically ungrateful.

When the United States invoked NATO Article 5 after September 11, 2001, European states responded. They fought in Afghanistan for twenty years. They fought in Iraq. They shed blood in wars decided in Washington, not Brussels. More than 1,000 European soldiers died in Afghanistan—for an American war.

Now, twenty years later, the National Security Strategy no longer defines those same allies merely as a “burden.” It identifies them as a threat.

China knows this. Washington pretends not to.

There is a reason why China has invested over 150 billion dollars in the past decade to develop domestic lithographic capabilities—not for autarkic ideology, but for strategic necessity.

Beijing understood long before Washington that the true bottleneck of the technological war is not design, not software, not capital. It is physical manufacturing capability embodied in EUV machines. China is now desperately trying to replicate that capability through SMEE (Shanghai Micro Electronics Equipment) and other national champions. So far without success: the most advanced Chinese DUV systems reach 28nm resolution—far from the 3nm required to compete in AI.

 

Conclusion

The authors of the National Security Strategy failed to ask one essential question: What happens on the day Europe decides that its strategic interests no longer perfectly coincide with those of the United States?

Welcome to the age of the invisible veto.


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