Se una società può spegnere l'intera rete, è troppo grande

 

Il lunedì nero di AWS, Elizabeth Warren e il silenzio assordante dell'Europa di fronte al tradimento di Internet

Di Luigi Ricci,  Roma, 23 ottobre 2025

Sto preparando l'uscita del mio nuovo saggio, che tocca gli argomenti di questo ciclo di articoli, ma il libro è incentrato su un tema molto più ampio e inedito. Stay tuned.

Il Lunedì Nero di AWS: di nuovo, ancora, sempre

Lunedì 20 ottobre 2025. Ancora. Di nuovo la stessa storia, lo stesso punto di fallimento, la stessa regione. Un'interruzione nella regione US-East-1 di Amazon Web Services ha paralizzato servizi in tutto il mondo. Non un glitch tecnico. Non un inconveniente. Un arresto cardiaco dell'economia digitale globale.

AWS non è un semplice hosting. È l'ossatura invisibile su cui poggia il 32% del mercato cloud globale e le infrastrutture critiche di oltre il 40% delle Fortune 500. Quando AWS cade, non cadono semplicemente app che non caricano o siti web che mostrano errori 503. Cadono banche. Servizi fintech. Piattaforme di streaming. Sistemi di autenticazione. Gente ferma alla cassa del supermercato, carta di credito in mano, perché l'autenticazione bancaria è congelata in un datacenter in Virginia, a settemila chilometri di distanza.

Non è la prima volta. Non è nemmeno la seconda o la terza.

28 febbraio 2017: un errore umano durante un debug di routine causò uno dei peggiori outage nella storia del cloud. Amazon S3, il servizio di storage fondamentale, crollò in US-East-1, trascinando con sé gran parte dell'internet che conosciamo.

7 dicembre 2021: un guasto in US-East-1 bloccò per oltre sette ore Netflix, Disney+, Tinder, Coinbase e persino le consegne della stessa Amazon. L'incidente più grave nella storia di AWS.

13 giugno 2023: ancora US-East-1. Oltre 100 servizi offline per quattro ore. Incluso il sistema di supporto AWS stesso, i clienti non potevano nemmeno aprire ticket per chiedere aiuto mentre il sistema bruciava.

Un singolo fornitore. Un'unica regione strategica a pochi chilometri da Washington D.C. Un punto di fallimento capace di paralizzare l'economia globale.

La parola non è incidente. La parola è ciclo.

La criticità è amplificata dalla geografia: US-East-1 non è solo la regione più grande di AWS, è anche quella che ospita i servizi di controllo e le API di base per molte funzioni globali. Nonostante tutte le garanzie multi-region e multi-availability-zone, quando il cuore pulsante dell'infrastruttura batte a vuoto, la ridondanza geografica si rivela quello che è sempre stata: teoria. Carta. Fumo negli occhi di CTO rassicurati da slide PowerPoint colorate.

 

"Se una società può spegnere l'intera rete, è troppo grande"

A caldo, mentre il mondo digitale ancora tremava, la senatrice Elizabeth Warren ha colto il senso politico dell'incidente AWS con una frase che definisce l'epoca: "Se una società può spegnere l'intera Rete, è troppo grande".

Non si tratta solo di un blackout tecnico. È la dimostrazione plastica, visibile, innegabile del rischio sistemico insito nella concentrazione infrastrutturale. Il blackout che ha colpito la regione US-East-1, cuore operativo di migliaia di servizi globali, non è un'anomalia isolata, non è un caso sfortunato. È l'esito logico, matematico, inevitabile di un ecosistema costruito su pochi grandi pilastri privati.

Warren non parla per la prima volta. La sua proposta di smantellare i giganti del tech risale al 2019, e oggi trova nuovo, potentissimo carburante politico nella possibilità, no, nella certezza dimostrata, che un singolo fornitore privato può mettere in ginocchio ecosistemi critici, compresi servizi connessi alla difesa e all'economia digitale globale.

Se il cloud è la nuova infrastruttura critica, il dibattito non è più solo tecnico, è politico, è di sicurezza nazionale, è di sopravvivenza della democrazia digitale.

 

E la risposta del mercato?

Il 21 ottobre, il giorno dopo il collasso globale, il titolo Amazon è salito del +2,56% a Wall Street.

Mentre milioni di utenti affrontavano il caos, mentre banche restavano paralizzate, mentre servizi critici crollavano, il mercato finanziario guardava altrove. Nessuna punizione. Nessun calo. Anzi: crescita. Il mercato ha interpretato il down come dimostrazione di quanto AWS sia indispensabile, non di quanto sia pericoloso.

Questo è il paradosso finale, osceno, del capitalismo delle piattaforme: il fallimento di un monopolio non viene punito, viene premiato. Perché il mercato sa perfettamente che AWS è "too big to fail", troppo grande per fallire, troppo integrato nell'economia globale per poter essere sostituito. Più il sistema è fragile e centralizzato, più diventa prezioso per chi lo controlla. La fragilità sistemica è diventata un asset finanziario.

Elizabeth Warren denuncia la concentrazione di potere. Wall Street la celebra con un +2,56%. E l'Europa osserva in silenzio.

Negli Stati Uniti, almeno, qualcuno ha il coraggio di nominare il problema. Anche se il mercato ignora la denuncia e premia esattamente ciò che andrebbe spezzato. Ma almeno il dibattito esiste. Almeno qualcuno parla.

In Europa, invece, nemmeno quello.

 

Il silenzio assordante dell'Europa

Mentre negli Stati Uniti una senatrice come Elizabeth Warren denuncia pubblicamente la pericolosa concentrazione di potere tecnologico nelle mani di pochi attori privati, in Europa regna un silenzio quasi assoluto. Un silenzio che non è solo imbarazzante, è complice.

Nessun governo. Nessuna autorità di regolazione. Nessun leader politico europeo sembra voler aprire il dossier più scomodo del decennio: la dipendenza strutturale dell'intero continente da piattaforme e cloud extraeuropei.

Non parliamo di un problema di mercato. Non parliamo di competizione economica o di quote di mercato. Parliamo di sovranità tecnologica, economica e democratica. Ogni volta che un servizio di Amazon, Microsoft o Google si arresta, l'Europa scopre di non possedere più le proprie infrastrutture vitali: sanità digitale, banche dati, università, ministeri, sistemi militari e reti energetiche si trovano in outsourcing permanente.

Il paradosso è devastante: l'Unione Europea, che ha costruito la sua identità normativa sul GDPR e sulla regolazione delle big tech, è completamente dipendente da quelle stesse piattaforme per la sua esistenza digitale. Possiamo multare Google per violazioni antitrust, possiamo scrivere regolamenti di 300 pagine sulla privacy, ma non possiamo sopravvivere senza i loro servizi.

Questa non è sovranità, è vassallaggio tecnologico mascherato da regolamentazione.

Eppure, a Bruxelles e nelle capitali europee, prevale la logica del rinvio e della timidezza politica. Si discute di regolamenti, si formano comitati, si scrivono white paper. Ma non si costruiscono alternative. Gaia-X, la tanto annunciata "nuvola europea", resta un cantiere concettuale frammentato tra interessi nazionali divergenti e mancanza di visione strategica. Nel frattempo, l'infrastruttura reale, quella che sostiene la vita digitale del continente, è altrove, sotto giurisdizioni e leggi che non ci appartengono.

Il blackout di AWS non è solo un guasto tecnico: è un promemoria geopolitico. Ricorda a tutti che l'Europa, oggi, può spegnersi con un clic deciso altrove. E che nessuno, a Bruxelles, sembra voler affrontare questa verità.

 

Il tradimento di ARPANET: come internet ha perso la sua anima

E qui emerge il paradosso storico più inquietante, quello che Warren ha intuito ma che l'Europa non osa nemmeno nominare.

Internet è nato nel 1969 con un obiettivo preciso, cristallino: garantire la decentralizzazione dell'informazione. ARPANET, la sua incarnazione originale, era una rete robusta progettata per resistere a un attacco nucleare, senza singoli punti di fallimento critici. Quattro nodi iniziali connessi attraverso packet switching, un'architettura dove la ridondanza era intrinseca nel DNA stesso della rete.

Ogni pacchetto di dati poteva viaggiare per percorsi multipli e indipendenti. Se un nodo fosse stato distrutto, anche da una testata nucleare sovietica, la rete si sarebbe riconfigurata automaticamente. Non c'era centro. Non c'era master. Non c'era vulnerabilità sistemica. La resilienza non era una feature aggiunta dopo, era il principio fondante.

Questa non era filosofia hippie californiana. Non era utopia tecnologica da Stanford. Era ingegneria militare concepita per sopravvivere all'Armageddon nucleare della Guerra Fredda. L'idea che Internet potesse avere "singoli punti di fallimento" era considerata un ossimoro concettuale, una contraddizione nei termini, un'eresia tecnica.

Oggi, cinquantasei anni dopo, l'infrastruttura critica globale si è concentrata in pochi, fragilissimi pilastri monolitici.

AWS controlla il 32% del mercato cloud globale. Tre provider, AWS, Azure, GCP, gestiscono circa il 70% dei carichi critici cloud. E quando si parla di AWS, una quantità sproporzionata di servizi critici è concentrata in quella singola regione, US-East-1, a pochi chilometri da Washington D.C.

Un datacenter. Una regione. Un singolo punto di fallimento che può paralizzare il mondo.

Che fine ha fatto l'accesso decentrato all'informazione?

È stato soppiantato dall'efficienza economica. Abbiamo scambiato la resilienza distribuita, l'essenza stessa della rete, con la convenienza centralizzata. Siamo passati da un'architettura disegnata per la sopravvivenza a una ottimizzata per il profitto e la velocità.

Il fatto che un errore DNS in un'area metropolitana della Virginia possa bloccare banche in Europa e servizi di streaming in Asia dimostra che l'infrastruttura fondamentale di Internet è regredita. Non evoluta. Regredita.

L'architettura si è concentrata in pochi, fragilissimi, pilastri monolitici. Abbiamo costruito una cattedrale gotica digitale su fondamenta di sabbia.

Non è evoluzione. È tradimento della promessa originale. È tradimento di chi ha progettato ARPANET per sopravvivere all'apocalisse nucleare, e si ritrova un'infrastruttura che non sopravvive a un errore di configurazione DNS.

 

Quattro Collassi, Una lezione ignorata

In quattro anni, quattro collassi sistemici che hanno colpito la mia attività hanno dimostrato la fragilità di questa architettura centralizzata. Ognuno ha smascherato lo stesso inganno che i governi europei continuano a ignorare.

1. OVH, 10 marzo 2021, Strasburgo

Incendio nel datacenter SBG2. 3,6 milioni di siti offline. Il paradosso brutale: i backup "ridondanti" bruciarono nello stesso edificio. La duplicazione spacciata per ridondanza. OVH è un'azienda europea, eppure anche qui il problema è lo stesso: centralizzazione travestita da resilienza. Due server nello stesso rack non sono ridondanza, sono illusione contabile.

2. Roma, maggio 2023

Non uno, ma quattro incendi in quattordici giorni nelle gallerie sotterranee che ospitano l'infrastruttura in fibra ottica. Prima il centro storico con il Casellario Giudiziale nazionale bloccato, poi Prati, il distretto istituzionale che ospita RAI, Tribunale, Corte dei conti, infine due incendi sulla Tiburtina nella stessa giornata.

Migliaia di utenze offline per settimane. Geografia diversa, ma stessa fragilità infrastrutturale: tutta la "ridondanza" passava per le stesse gallerie sotterranee sovraffollate e obsolete.

Quali danni hanno subito esattamente le istituzioni dello Stato? Non si è mai saputo. Nessun comunicato ufficiale. Il silenzio stesso è eloquente. Quando brucia l'infrastruttura che sostiene i ministeri, lo Stato italiano non comunica. E questa non è resilienza, è opacità mascherata da competenza tecnica.

3. AWS, lunedì 20 ottobre 2025

Ancora US-East-1. Lo stesso identico punto di fallimento che era già crollato tre volte: nel 2017, nel 2021, nel 2023. Otto anni di lezioni ignorate. Le architetture multi-region e multi-AZ si rivelano ancora una volta inutili contro un problema al nucleo centrale. Quando il master crolla, la periferia non può che seguire. La ridondanza promessa era, ancora una volta, teoria su carta intestata.

4. Fastweb, mercoledì 22 ottobre 2025

Due giorni dopo. Mentre scrivo questo articolo.

Blackout nazionale dell'operatore italiano. Non AWS. Non un gigante americano del cloud. Un provider nazionale, quello che dovrebbe rappresentare "l'alternativa europea".

Ma l'"alternativa europea" è in realtà Swisscom AG, un operatore svizzero, fuori dall'Unione Europea ma dentro ogni fibra della rete italiana. Un operatore che gestisce infrastrutture governative critiche, compresi i braccialetti elettronici per il monitoraggio dei detenuti. Mica pizzi e fichi.

Crolla esattamente come il resto. Il ciclo che si ripete mentre documento il ciclo stesso.

Quando crollano i sistemi di sicurezza nazionale gestiti dal "campione svizzero", la retorica della sovranità tecnologica si rivela per quello che è: teatro. Parliamo di monitoraggio dei detenuti, di sicurezza pubblica, di infrastrutture dello Stato, e crolla comunque.

Non è sovranità se crolla con la stessa frequenza e fragilità dei monopoli americani. E non è nemmeno europea, se a gestirla è la Svizzera.

La geografia cambia, Virginia, Strasburgo, Roma, Zurigo, ma la lezione resta identica: l'infrastruttura è fragile, la ridondanza promessa è illusione, e nessuno impara mai.

La lezione è una sola, ed è implacabile: la ridondanza è un'illusione quando tutto dipende dallo stesso sistema.

 

Ridondanza o Eterogeneità: La domanda che l'Europa non fa

Quando i governi europei parlano di "cloud sovrano" o di Gaia-X, usano il linguaggio della ridondanza: creare un'alternativa europea ad AWS. Ma questo è pensiero del ventesimo secolo applicato a un problema del ventunesimo.

La vera resilienza non richiede duplicazione, richiede eterogeneità.

Non servono due server AWS in regioni diverse. Serve un server AWS e uno su infrastruttura completamente indipendente, Hetzner, OVH, DigitalOcean. Non serve fibra primaria e fibra backup dello stesso operatore che passa per gli stessi condotti sotterranei. Serve fibra di un operatore e 5G di un altro con infrastruttura fisica separata.

La differenza è fondamentale. Duplicazione significa avere due versioni della stessa cosa. Quando quella cosa crolla, l'operatore, il provider, il sistema, crolla tutto. Eterogeneità significa avere tecnologie diverse, fornitori diversi, percorsi fisici diversi. Quando una crolla, l'altra continua a funzionare perché non condivide nulla con la prima.

“La resilienza non è duplicazione. È eterogeneità”

Chi controlla l'infrastruttura controlla il potere

Elizabeth Warren lo ha capito. Quando dice "se una società può spegnere l'intera Rete, è troppo grande", non sta facendo populismo anti-tech. Non sta cavalcando rabbia emotiva contro i giganti tecnologici. Sta nominando una verità geopolitica fondamentale: chi controlla l'infrastruttura digitale controlla il potere nel ventunesimo secolo.

L'Europa ha costruito la sua sovranità nel ventesimo secolo su tre pilastri: territorio, valuta, regolazione. Nel ventunesimo secolo, la sovranità si misura su un quarto pilastro: l'infrastruttura digitale. E su questo pilastro, l'Europa non è sovrana, è dipendente.

La dipendenza non è solo economica. È strategica. Militare. Democratica.

Quando i dati sanitari degli europei sono su server AWS, quando le comunicazioni governative passano per Microsoft Teams, quando le università europee usano Google Workspace, la sovranità è un'illusione. Non importa quante leggi approviamo, quanti regolamenti scriviamo, quante multe eroghiamo, se l'infrastruttura che le rende operative è sotto giurisdizione extraeuropea.

Il problema non è che AWS sia americano. Il problema è che AWS, come Azure, come GCP, rappresenta un modello di centralizzazione che tradisce i principi fondativi di Internet. E l'Europa, invece di costruire un'alternativa basata su eterogeneità e distribuzione, sogna di replicare lo stesso modello centralizzato con una bandiera europea.

Questo non è pensiero strategico. È miopia travestita da sovranità. È l'equivalente digitale di costruire la Linea Maginot nel 1939.

 

La domanda scomoda

Lunedì 20 ottobre 2025 ha posto una domanda che l'Europa continua a evitare, a rimandare, a nascondere sotto rapporti tecnici e comitati interministeriali:

Cosa succederebbe se domani AWS decidesse di non servire più l'Europa per motivi geopolitici?

O se il governo americano imponesse sanzioni che includono il cloud computing?

O se una guerra cibernetica rendesse inaccessibili i datacenter americani?

La risposta è semplice e terrificante: l'Europa si spegnerebbe.

Non gradualmente. Non con preavviso. Non con possibilità di mitigazione o piani di emergenza. Immediatamente.

Banche paralizzate. Ospedali senza accesso ai sistemi informatici. Università senza piattaforme didattiche. Governi senza comunicazioni. Aziende senza CRM, ERP, gestione ordini. L'intera economia digitale europea ridotta a un errore 503.

Questo è ciò che significa dipendenza strutturale. E questo è ciò che Elizabeth Warren ha il coraggio di nominare, mentre Bruxelles discute di regolamenti e crea commissioni accumulando presentazioni PowerPoint senza mai costruire nulla di concreto.

“Internet è nato per sopravvivere all'apocalisse nucleare. Oggi, non sopravvive nemmeno a un errore DNS in Virginia.”

Non è solo un problema tecnico. È un tradimento politico di una generazione di leader europei che hanno consegnato la sovranità digitale del continente in cambio di efficienza economica a breve termine e appalti cloud convenienti.

 

English version

If a company can shut down the entire network, it's too big.

AWS' Black Monday, Elizabeth Warren, and Europe's deafening silence in the face of the Internet's betrayal

By Luigi Ricci, Rome, October 23, 2025

I'm preparing the release of my new essay, which touches on the topics of this series of articles, but the book focuses on a much broader and original theme. Stay tuned.

AWS' Black Monday: Again, Again, Again

Monday, October 20, 2025. Again. The same story again, the same point of failure, the same region. An outage in the Amazon Web Services US-East-1 region has paralyzed services worldwide. Not a technical glitch. Not a glitch. A cardiac arrest of the global digital economy.

AWS is more than just hosting. It's the invisible backbone that supports 32% of the global cloud market and the critical infrastructure of over 40% of the Fortune 500. When AWS goes down, it's not just apps that won't load or websites that display 503 errors. It's banks. Fintech services. Streaming platforms. Authentication systems. People standing at the supermarket checkout, credit card in hand, because their bank authentication is frozen in a datacenter in Virginia, seven thousand kilometers away.

It's not the first time. It's not even the second or third.

February 28, 2017: A human error during routine debugging caused one of the worst outages in cloud history. Amazon S3, the foundational storage service, crashed in US-East-1, taking down much of the internet as we know it.

December 7, 2021: A failure in US-East-1 shut down Netflix, Disney+, Tinder, Coinbase, and even Amazon's own deliveries for over seven hours. The most serious incident in AWS history.

June 13, 2023: US-East-1 again. Over 100 services were offline for four hours. Including the AWS support system itself, customers couldn't even open tickets for help while the system burned.

A single vendor. A single strategic region just a few miles from Washington, D.C. A point of failure capable of paralyzing the global economy.

The word isn't incident. The word is cycle.

The criticality is amplified by geography: US-East-1 isn't just AWS's largest region, it's also the one that hosts the control services and core APIs for many global functions. Despite all the multi-region and multi-availability-zone guarantees, when the heart of the infrastructure fails, geographic redundancy reveals itself as what it has always been: theory. Paper. Smoke in the eyes of CTOs reassured by colorful PowerPoint slides.

"If one company can shut down the entire network, it's too big."

In the heat of the moment, while the digital world was still trembling, Senator Elizabeth Warren captured the political significance of the AWS incident with a phrase that defines the era: "If one company can shut down the entire network, it's too big."

This isn't just a technical blackout. It's a clear, visible, undeniable demonstration of the systemic risk inherent in concentrated infrastructure. The blackout that hit the US-East-1 region, the operational heart of thousands of global services, isn't an isolated anomaly, it's not an unfortunate event. It's the logical, mathematical, inevitable outcome of an ecosystem built on a few large private pillars.

Warren isn't speaking for the first time. Her proposal to dismantle the tech giants dates back to 2019, and today it finds new, powerful political fuel in the possibility—no, the demonstrated certainty—that a single private provider can bring critical ecosystems to their knees, including services related to defense and the global digital economy.

If the cloud is the new critical infrastructure, the debate is no longer merely technical, it's political, it's about national security, it's about the survival of digital democracy.

 

And the market's response?

On October 21st, the day after the global collapse, Amazon stock rose 2.56% on Wall Street.

While millions of users faced chaos, while banks were paralyzed, while critical services collapsed, the financial market looked elsewhere. No punishment. No decline. On the contrary: growth. The market interpreted the downturn as a demonstration of how indispensable AWS is, not how dangerous it is.

This is the final, obscene paradox of platform capitalism: the failure of a monopoly isn't punished, it's rewarded. Because the market knows perfectly well that AWS is "too big to fail," too big to fail, too integrated into the global economy to be replaced. The more fragile and centralized the system, the more valuable it becomes to those who control it. Systemic fragility has become a financial asset.

Elizabeth Warren denounces the concentration of power. Wall Street celebrates with a +2.56%. And Europe watches in silence.

In the United States, at least, someone has the courage to name the problem. Even if the market ignores the complaint and pr

Scritto durante e nonostante due collassi infrastrutturali in 48 ore: AWS US-East-1 (20 ottobre 2025) e Fastweb Italia (22 ottobre 2025). Il sistema eterogeneo ha funzionato. L'Europa continua a dormire.

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