Dalle polemiche dottrinali alla clava identitaria
Analisi di Luigi Ricci – 22 dicembre 2025
Poche settimane dopo la polemica sulla correzione dottrinale che ha sostituito l’espressione «corredentrice» con «madre di conforto», un nuovo caso riporta la figura di Maria al centro del dibattito pubblico. Durante la Novena a Conversano, Giuseppe Laterza ha affermato che Maria «Ã¨ veramente libera perché sa obbedire», aggiungendo che questo sarebbe un messaggio da dire «a qualche femminista». Il video, diffuso dal quotidiano Oggi Conversano, ha rapidamente superato il perimetro liturgico, innescando una polemica di ampia portata.
Due episodi ravvicinati che, letti insieme, rivelano una tensione più profonda. Non tanto sulla dottrina mariana in sé, quanto sull’uso pubblico e comunicativo della figura di Maria.
Dal patrimonio teologico al terreno di scontro
Nel primo caso, la correzione da «corredentrice» a «madre di conforto» ha diviso tradizionalisti e progressisti, oscillando tra chi parlava di necessaria precisione teologica e chi denunciava un ridimensionamento simbolico del ruolo mariano. Nel secondo, Maria viene apertamente brandita in una polemica antifemminista, trasformando una figura teologica universale in strumento di divisione culturale.
Il problema non è Maria. È l’erosione della sua complessità , prodotta da operazioni comunicative che, consapevolmente o meno, la riducono a slogan politico-identitari.
L’errore strategico: ignorare il Magnificat
Nella tradizione cristiana, l’obbedienza di Maria non è sottomissione passiva. Il fiat è una scelta libera e rischiosa, un atto di responsabilità profetica. Ma quando questa complessità viene compressa nello slogan “obbedienza uguale libertà ” e contrapposta al femminismo, si compie un doppio errore.
È un errore teologico, perché ignora il Magnificat: il canto in cui Maria annuncia il rovesciamento dei potenti, l’abbattimento dei troni, il riscatto degli ultimi. Non una figura addomesticata, ma una voce radicale. Non a caso, proprio questa Maria è stata al centro di decenni di riflessione della teologia femminista.
Ed è un errore strategico, perché in un ecosistema mediatico iper-politicizzato l’uso del sacro come clava identitaria non chiarisce il messaggio cristiano: lo consegna alla guerra culturale, svuotandolo.
Difesa o impoverimento della tradizione?
Le vulnerabilità più insidiose della Chiesa contemporanea non derivano da attacchi esterni, ma da dinamiche interne: scelte comunicative miopi o calcoli identitari che trasformano il patrimonio teologico in munizione polemica.
Ridurre Maria a correttivo antifemminista, così come ridimensionarne il ruolo dottrinale per ragioni di opportunità , non difende la tradizione: la impoverisce. Perché, quando una figura teologica universale diventa strumento di divisione, si perde proprio ciò che la rende viva e feconda: la sua complessità .
English version
The Double Strategy on Mary: From Doctrinal Controversy to Identity Weapon
Analysis by Luigi Ricci – December 22, 2025
Only a few weeks after the controversy surrounding the doctrinal correction that replaced the term “co-redemptrix” with “mother of consolation,” a new episode has once again placed the figure of Mary at the center of public debate. During the Novena in Conversano, Giuseppe Laterza stated that Mary “is truly free because she knows how to obey,” adding that this is a message that should be addressed “to some feminist.” The video, released by the local newspaper Oggi Conversano, quickly moved beyond its liturgical context, triggering a wide-ranging controversy.
Two closely timed episodes which, when read together, reveal a deeper tension. Not so much about Marian doctrine itself, but about the public and communicative use of the figure of Mary.
From Theological Heritage to Battleground
In the first case, the shift from “co-redemptrix” to “mother of consolation” divided traditionalists and progressives, oscillating between those who spoke of necessary theological precision and those who denounced a symbolic downgrading of Mary’s role. In the second, Mary is explicitly wielded in an anti-feminist polemic, transforming a universal theological figure into an instrument of cultural division.
The problem is not Mary.
It is the erosion of her complexity, produced by communicative operations that, consciously or not, reduce her to political and identity-based slogans.
The Strategic Error: Ignoring the Magnificat
In Christian tradition, Mary’s obedience is not passive submission. The fiat is a free and risky choice, an act of prophetic responsibility. But when this complexity is compressed into the slogan “obedience equals freedom” and set against feminism, a double error is committed.
It is a theological error, because it ignores the Magnificat: the canticle in which Mary proclaims the overthrow of the powerful, the casting down of thrones, and the vindication of the lowly. Not a domesticated figure, but a radical voice. Unsurprisingly, this very Mary has been at the center of decades of feminist theological reflection.
And it is a strategic error, because in a hyper-politicized media ecosystem, using the sacred as an identity weapon does not clarify the Christian message, it hands it over to the culture war, hollowing it out.
Defense or Impoverishment of Tradition?
The most insidious vulnerabilities of the contemporary Church do not stem from external attacks, but from internal dynamics: short-sighted communicative choices or identity-driven calculations that turn theological heritage into polemical ammunition.
Reducing Mary to an anti-feminist corrective, just as much as downscaling her doctrinal role for reasons of expediency, does not defend tradition, it impoverishes it. Because when a universal theological figure becomes a tool of division, what is lost is precisely what makes her living and generative: her complexity.
